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LE FAVE ED ALTRI RITUALI ROMANI

LE FAVE ED ALTRI RITUALI ROMANI

7ª /8 PARTE “LA LISTA NERA DELLE PIANTE “PROIBITE”

Esistono altri rituali dell’antica Roma che fanno riferimento alle fave e quindi alla loro relazione di affinità con i defunti.

Uno molto curioso era celebrato nei riti nuziali, quando era celebrato un matrimonio. Consisteva nel fornire fave credendo che ognuna sarebbe diventata un futuro figlio maschio in cui un antenato si sarebbe reincarnato, così la prole della famiglia sarebbe stata perpetuata.

I MANI

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L’abbiamo già menzionato prima, la loro festività si celebra il 21 febbraio, il giorno dei morti, in coincidenza con la commemorazione della dea Tacita.

Mania era una divinità oscura d’origine sabina, che finì per essere considerata la madre dei Mani. Era una dea molto temuta poiché si credeva inseguisse i bambini durante il sonno per afferrare le loro viscere.

Mania era la dea della morte originariamente nella mitologia etrusca, in seguito fu anche assimilata dai romani. In tempi arcaici, venivano offerti sacrifici umani, generalmente i figli liberi dagli schiavi e nella mancanza gli stessi schiavi. Successivamente il rituale sostituì l’immolazione con 20 gomitoli o bambole di lana che sostituirono gli arcaici sacrifici umani.

fantasma mostro demone morto

Come sua madre Mania, i Mani erano molto temuti, erano fantasmi e spiriti maligni che vagavano velatamente nelloscuritàdella notte.

Nell’antichità i Mani erano l’anima o “l’ombra” dei morti erranti. Erano considerati dei e venerati anche in Persia, Egitto, Fenicia e Siria. Orfeo fu colui che introdusse in Grecia l’usanza di evocare i Mani.

Ovviamente vi era una diffusa paura dei morti e del male che potevano causare, per questo facevano questi rituali, per placare l’ira di questi morti vaganti e disturbati. In tempi arcaici venivano offerti sacrifici di bambini e venivano erette statue di bronzo davanti alle quali ogni anno venivano offerti sacrifici di animali, in particolare tori.

GIUNONE: LA DEA DELLA “CALENDA DELLE FAVE”

giunone diosa romana
“Giunone” diosa romana

In concomitanza con il mese del raccolto delle fave, a giugno, divenne popolare un altra festa chiamata appunto la “Calenda delle fave” o kalendae fabariae.

Era celebrata lo stesso giorno di Carnaria, il 1 ° giugno. Giunone era un’antica ed importante dea romana, sorella e moglie del dio Giove, protettrice degli organi vitali degli uomini, del loro sviluppo e della speciale protezione dei bambini.


Giugno era il sesto mese ed è stato nominato così per essere dedicato a questa dea ed ai giovani (junior). In particolare, si concentrava sulla maturità dei frutti e sull’ingrasso degli animali.

Coincideva con la festività delle calendas del 1 ° giugno, anch’essa dedicata come abbiamo accennato alla dea minore Carna e ai “ludi fabarici“, dedicati alla memoria del defunto.

Questa festa in onore di Giunone era orientata per ottenere un buon raccolto.

LE FAVE: CONSACRATE AI MORTI

cipresso cimentero albero

Il cipresso era l’albero consacrato agli dei Mani. Ancora oggi è considerato un albero funerario, quindi è comune trovarli nei cimiteri.

cipresso albero cimentero

Il numero 9 è stato anchesso scelto come simbolo dei morti. L’ultimo numero che simboleggia la fine della vita e come diciamo anche le fave, erano collegate ai morti.

Da qui l’usanza che c’è ancora in alcuni luoghi di gettarle nelle sepolture.

Si diceva che il suono del bronzo e del ferro non fosse supportato dagli spiriti maligni, quindi li usavano per spaventare “le ombre” infernali.

Il fuoco tuttavia, piaceva in generale a tutti i defunti, quindi in Italia si diffuse l’abitudine di mettere una lampada accanto alle tombe, che doveva essere sempre accesa.

vele difunto sepultura luce lampada cera LE FAVE ED ALTRI RITUALI ROMANI

Per questo lavoro di manutenzione impiegarono degli schiavi e vi furono punizioni per coloro che osavano spegnere la lampada di un defunto.

lapita diosi mani manibus dis dm LE FAVE ED ALTRI RITUALI ROMANI

Un’altra usanza acquisita era quella di scrivere le lettere “D. M. ”(Dis Manibus) che significava “dedicato agli dei mani ”.

lapita antica LE FAVE ED ALTRI RITUALI ROMANI

LE FAVE: CONSIDERAZIONI CULTURALI

Il legame delle fave con la morte non è esclusivo della cultura romana, anche in Grecia e in Egitto troviamo molti miti e credenze legate a questo legume.

LE FAVE E IL MONDO DELL’ OLTRATOMBA

dio da egipto ultratumba

Nella mitologia egizia, il corpo era composto da diversi elementi, tra cui il “ka” era quello che possedeva l’energia vitale che accompagnava il defunto fino alla risurrezione.

È il caso che in Egitto si credeva che il luogo in cui risiedeva il “ka” in attesa della risurrezione fosse precisamente un campo di fave.

Non sorprende, quindi, che le fave, come elemento sacro e temuto che conteneva il mistero della vita, fossero vietati ai sacerdoti egizi e greci, così come al famoso sacerdote Famen Dial dell’antica Roma.

sacerdote romano statua

In Grecia e in particolare il sacerdote di Giove e sua moglie, non potevano mangiare, toccare, vedere o nominare oggetti ed esseri legati alla morte. Non potevano vedere alcun cadavere, anche se era della stessa moglie.

sacerdote romano famen dial roma antica LE FAVE ED ALTRI RITUALI ROMANI

Allo stesso modo non poteva essere esposto a cuoio, sangue, carne cruda ed animali come il cane e la capra, perché erano considerati di natura infernale. Per tutto quanto, per forza le fave sono stati incluse nella “lista dei cibi maledetti“, perché sono collegati al mondo dell’aldilà.

Perfino Festo affermò che nel suo fiore si leggevano “lettere di morte” e Plinio commentò che Varrone e Didimo dissero che Pitagora si asteneva dal mangiarle per questo motivo.

Anche Plutarco associò la morte alle fave, ma anche a tutti i legumi in generale. Quindi l’abitudine di lanciare fave come offerta per le tombe è iniziata con questa associazione. Ma Plutarco fece anche una serie di considerazioni mediche riguardo al disagio digestivo causato dalle fave, e quindi a uno stato di impurità.

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