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PAURA AL RIFIUTO

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PAURA AL RIFIUTO

1ª /10 PARTE

  1. PAURA AL RIFIUTO
  2. IL DANNO PSICOLOGICO
  3. L’EDUCAZIONE EMOZIONALE
  4. PERCHÉ DIAMO COSÌ TANTA IMPORTANZA ALLA NOSTRA IMMAGINE
  5. COMPRENDERE I MECCANISMI DEL PENSIERO
  6. IL PASSO VERSO L’INDIPENDENZA EMOZIONALE
  7. QUANDO CI RIFIUTANO PERSONE CHE NON CI CONOSCONO
  8. È IL MOMENTO DI COMINCIARE A VIVERE PIENAMENTE
  9. COME FAR SPARIRE LA PAURA
  10. MOSTRA IL TUO VALORE UNICO

Se siamo minacciati o aggrediti fisicamente, possibilmente sapremmo qualche modo, più o meno efficace per proteggerci.

Sicuramente cercheremo di evitare il danno in qualche maniera, utilizzando strategie o metodi che abbiamo imparato dell’esperienza o che ci hanno insegnato.

Di fatto la nostra cultura ci insegna a “sopra proteggerci” nell’aspetto fisico. Con più o meno successo, sappiamo e conosciamo modi per evitare di essere aggrediti fisicamente.

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Ma, quando il danno è emotivo, la cosa si complica. Non sappiamo più, come difenderci, ne come evitare quel danno. Un danno che a volte risulta peggio che quello fisico.

Il fatto è che non ci hanno insegnato come affrontare questo tipo di danno.

L’INTELLIGENZA EMOTIVA

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Nella nostra formazione educativa ci hanno insegnato molte cose, di fatto abbiamo conoscenze e competenze in tanti ambiti diversi.

Ci hanno convinto che l’intelligenza che abbiamo sviluppato, come specie umana è la più evoluta mai raggiunta da un essere vivo, e può darsi che sia così.

Invece, in un tipo d’intelligenza siamo rimasti indietro, l’intelligenza emozionale.

PERCHÉ CI IMPORTANO TANTO GLI ALTRI

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Come sappiamo, gli esseri umani stiamo specialmente dotati nell’inventare, creare e trasformare le cose che ci circondano.

Tuttavia questa capacità che ci permette di costruire è limitata, inevitabilmente dalle nostre proprie caratteristiche fisiche, intellettuali e creative individuali, e anche per il tempo che abbiamo a disposizione.

Invece quando pensiamo collettivamente in un progetto comune, la nostracapacità personale si proietta aldilà delle nostre stesse abilità, non finisce nel proprio limite individuale.

Appoggiarci l’uno nell’altro, ci permette di aumentare la nostra creatività rendendocicapaci di inventare e costruire cose che da soli, non saremmo stati in grado di renderle una realtà.

Siamo una specie sociale e interdipendente.

Inoltre, sentiamo il bisogno imperioso di stare connessi tra di noi, e questo lo consideriamo come qualcosa di essenziale per la nostra sopravvivenza.

Nella collettività ci sentiamo per così dire, protetti.

LA PAURA DI NON ESSERE ACCETTATO

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Abbiamo una idea fissa nella nostra testa: abbiamo bisogno dell’accettazione degli altri per sentirci bene.

Ci siamo convinti che fuori della collettività siamo vulnerabili, esposti ai pericoli che minacciano la nostra sopravvivenza.

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Anche se non c’è un pericolo obbiettivo che possa attentare contro la nostra vita fisica, identifichiamo e percepiamo il rifiuto sociale come un pericolo vitale, perché in qualche modo lo interpretiamo come una “morte sociale”.

Comunque, è normale che la pensiamo così, le persone inizialmente siamo per così dire, “programmati” per non arrecare danni a quelli che consideriamo innocenti, invece, per i “colpevoli”, giustifichiamo molto facilmente il “meritato” danno.

Ma, lo cosa più curiosa, è che spesso se ci conviene, abbiamo una grande facilità nell’autoconvincerciche gli altri sono colpevoli. Questo succede perché al nostro cervello non piace sentirsi stupido, e giustificando le sue decisioni, si sente coerente e logico.

Ci auto giustifichiamo del rifiuto che facciamo agli altri. Li consideriamo colpevoli per qualcosa per la quale sono differenti, e quello è sufficiente per negargli il diritto ad essere trattati con equità, rispetto o addirittura dignità.

L’emarginazione socialmente accettata, è presente in tanti ambienti nella società ed è sempre stata una costante nella storia.

Oggi giorno, lontano dal diminuire, è ipocritamente presente in tante idee e comportamenti apparentemente sociali ed equi.

Per questo, non è da stranirsi il fatto che abbiamo paura di non essere accettati.

Tuttavia, dobbiamo tener conto che questa concezione della morale che hanno le persone o la collettività è frutto di un apprendimento, ed è differente tra le persone a seconda dell’educazione sociale acquistata.

Per questo motivo il nostro senso morale ed etico è così diverso tra culture e società ed anche epoche.

Ad esempio, in alcune culture non accettano il maltrattamento alle donne ed ai bambini, ma in altre è socialmente accettato, e si considera “parte dell’educazione”.

Dunque, l’omosessualità a volte è condannata, e in altre il consumo di determinati stupefacenti non è penalizzato.

Allo stesso modo, possiamo fare esempi di comunità più piccole, ma rilevanti, in ambienti più quotidiani, come quelli della famiglia, la scuola, il lavoro e il nostro cerchio sociale.

Allora, se una opinione morale non è stabile e uniforme in tutte le società, ambienti ed addirittura può essere differente tra singole persone, perché diamo così tanta importanza all’opinione degli altri?

TI È INTERESSATO QUESTO ARGOMENTO? TU, CHE NE PENSI? VUOI CONDIVIDERE CON NOI LA TUA OPINIONE ED ESPERIENZA? RACCOANTACI I TUOI PENSIERI SU QUESTO TEMA QUI SOTTO NEI COMMENTI!


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