Arte e Storia

RASPUTIN: LA PIÙ GRANDE MACCHINA DELL’AMORE DELLA RUSSIA

RASPUTIN: LA PIÙ GRANDE MACCHINA DELL’AMORE DELLA RUSSIA

Tra i tanti uomini che abbiano marcato la storia ma anche il folclore russo, tra politici ed aristocratici, ne esiste uno in particolare, un personaggio che sfugge dalle solite biografie storiche a cui siamo abituati a scorrere su Wikipedia per la relazione di storia del giorno dopo.

Il suo aspetto ci colpisce ma stranamente sembra incuriosirci, proprio come il suo percorso di vita così insolito e spericolante che raggiunge i limiti dell’assurdo.

E se vi dicessi che di tutto quello che si possa pensare di intuire, vedendolo raffigurato nelle fotografie con quello sguardo incisivo e vigoroso, non sia niente in confronto a quello che successe davvero?

Andiamo allora a parlare di Grigorij Efimovič Rasputin, il monaco russo più influente di tutta la Russia degli inizi del ventesimo secolo.

UN MISTICO E MOLTO ALTRO

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Siamo agli inizi del 900, e la situazione in Russia non era proprio delle migliori. Da lì a poco sarebbe scoppiata la rivoluzione, ma prima doveva arrivare la prima guerra mondiale che non avrebbe fatto altro che complicare la situazione politica che lo zar già teneva a stento a bada.

Diciamo che tutto era pronto ad esplodere, ma ancora non si vedeva la miccia per attivare ciò che già si sentiva nell’aria.

Non si sa bene cosa avesse quest’uomo di così intrigante tanto da causare così tanto scalpore ovunque andasse, ma la cosa certa era che ogni suo passo in questo mondo non faceva altro che aggiungere altra legna a quel fuoco di mistero e riverenza che in molti tra contadini, plebei, nobili e reali russi si ritrovavano a provare in sua presenza.

Rasputin fu caratterizzato dalla sua forte spiritualità radicalizzata, che scoprì nei suoi mesi passati nel monastero a Verchotur’e, trovando però nelle sacre scritture le proprie originali interpretazioni, ma fu solo dopo, secondo le fonti dell’epoca, aver conosciuto e presumibilmente essersi associato alla setta dei Chlysty detta dei “flagellanti” , (nota setta estremista cristiana le cui attività variavano dalle fustigazioni alle orgie), che capì di aver trovato il suo ruolo nella vita: quello di Mistico.

Di certo in quella setta come in tutte le altre, non poteva che trovare dei compagni ugualmente disturbati se non di più dello stesso Rasputin, ma fu proprio questa “comunione dei pazzi” che gli fece raggiungere l’illuminazione.

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E come succede molto più spesso di quanto si creda anche nei tempi nostri, chi è abbastanza coraggioso da proclamare il proprio squilibrio al resto del mondo, verrà ricompensato dal popolo con una zelante devozione a scapito della ragione, e così fu per i membri della setta e per molti membri illustri del mondo del misticismo che videro in lui una figura molto più che promettente.

Bisogna dire che il tempismo era quello adeguato: la Russia brulicava di entusiasti ed esaltati religiosi e dell’occulto ma sopratutto di gente disposta ad ascoltarli ed a crederci, ed un po’ tutti si erano fatti prendere da questa “febbre mistica”, persino le classi sociali più in alto come vedremo in seguito.

E con la fede che gli concessero i suoi adulatori, non poté che sviluppare sempre di più i propri poteri spiritici ed esoterici, quali la chiaroveggenza e l’abilità da curatore mistico.

Orde di fedeli lo circondavano ovunque, perché ormai si era trasformato nel tempo quasi in un Gesù siberiano, un santo tra i mortali. In particolare le donne provavano, per quella figura autorevole del monaco mistico dai poteri soprannaturali, una estrema adorazione, a cui Rasputin non poteva ne voleva negarsi, tanto erano radicati in lui i principi e le verità sui piaceri terreni. E come biasimare le donzelle russe dell’epoca, non è cosa di tutti i giorni vedere un profeta illuminato alto quasi due metri fissarti con quello sguardo austero e fuori dal mondo.

Sembra incredibile come da questo e per semplice inerzia sociale, sarebbe poi diventato una delle persone più importanti e potenti della patria russa (almeno per un po’ di tempo), ma se consideriamo che la superstizione era per molti l’unica via di fuga agli orrori della realtà, non ci sembra poi così assurdo da comprendere.

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Il popolo russo ne aveva viste e passate di tutti i colori, ed un monaco curatore era proprio il tipo di cosa assurda abbastanza da poter far credere alla gente comune che qualcosa sarebbe cambiato, e che forse le cose sarebbero migliorate per loro. E così tutte le speranze e le necessità reali dei singoli si andavano ad esasperare in un unico individuo, in questo caso, che grazie a questo era in grado così di “curare magicamente le più orribili malattie”, o la cui devozione verso di lui sarebbe poi stata ricompensata dal potere spiritico, in buon augurio e ricchezze.

Ed è così che si forma un culto in effetti, ed è così che si formò anche quello di Grigori Rasputin.

DA MONACO A CONSIGLIERE REALE

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Ma la fama di Rasputin non si fermò alla gente comune, perché come sappiamo l’estrema e disperata necessità di credere risiede da sempre nell’animo umano, sia questo ricco o povero.

E nel caso fortuito del nostro monaco, anche in quello della stessa zarina, la regina della Russia nel tempo in cui la monarchia reggeva ancora.

Fu proprio nel periodo in cui si andava accrescendo la sua popolarità come curatore ed acclamato mistico, che un problema regale si faceva sempre più grave ed insostenibile: quello del figlio della regina, Alexei Nikolaevich, colpito dall’emofilia che gli impediva di vivere una vita normale e ne minacciava la salute in modo preoccupante.

La famiglia reale aveva provato di tutto tra cure e trattamenti medici cercando di tenere il popolo all’oscuro della malattia che avrebbe solo pregiudicato la già precaria posizione, destabilizzata dallo scontento generale della gente sull’attuale stato politico dello stato zarista.

Rasputin sembrò cadergli direttamente dal cielo per risolvere i loro problemi politici e di salute in un modo totalmente nuovo ed alternativo, e chi meglio di lui che veniva elogiato per il suo potere e la sua forte influenza benevola e curativa da ogni parte della Russia.

Così, grazie anche a dei contatti all’interno, Rasputin si ritrovò invitato a corte per risolvere l’intricato problema di salute del principino, e credeteci o no, non tardarono nel vedersi i sorprendenti risultati sul bambino anemico.

Tra una seduta di ipnosi e varie divagazioni mistiche dopo, lo zarevic Alexei iniziò a migliorare come influenzato da quell’aura magica e potente di cui tutti parlavano, che confermò questa volta davanti all’incredulità dei medici di corte e alla felicità della famiglia reale in particolare di Alexandra, la natura soprannaturale e mistica di quell’uomo barbuto dall’aria strana.

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Tsaritsa Alexandra Fyodorovna (Alix of Hesse), seated

L’evento fece scalpore dentro e fuori dalle mura della casa della famiglia Romanov, e da questo momento in poi Rasputin ottenne non solo un posto nella corte dello Zar Nicola II, ma anche il ruolo di consigliere reale e tutto ciò che ne derivava: un enorme potere ed influenza diretta sulla famiglia governante, fiumi di ricchezze e tutto ciò che il cuore e corpo potessero desiderare.

Ovviamente non a tutti piacque che dal nulla spuntasse un eremita esaltato e si prendesse la posizione più agognata di tutto l’impero senza il minimo sforzo ne resistenza, sopratutto a tutti quegli aristocratici che erano lì prima di lui e si erano sforzati di seguire le regole dell’ipocrisia e la finzione per potersi un giorno accaparrare una posizione vantaggiosa come lo era la sua.

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A questo poi si accavallarono una miriade di gossip tipici delle corti, le quali parlavano che la Zarina, riconoscente e colpita dal recupero del figlio malato, fosse diventata una devota del suo culto e non solo, ma anche amante di Rasputin, con tutta la vergogna che ne conseguiva.

Vero o no, fatto rimaneva che la posizione di Rasputin nel circolo politico stava creando una reazione a domino di scontento ed indignazione che colpiva la famiglia reale in primis ma che ricadeva su tutta la gerarchia monarchica a cui loro, gli aristocratici malcontenti, facevano parte. E certo è che Rasputin del suo ritrovato status sociale non si era lasciato perdere l’occasione di beneficiarsi al massimo, manipolando le sorti del regno con la regina sotto il suo controllo e con un re convenientemente assente per la guerra che incombeva.

Quindi gli aristocratici e molti altri, furiosi per le condotte lascive del monaco che stavano peggiorando l’instabilità nazionale, tentarono di tutto per farlo scendere da quel piedistallo nel quale la regina lo teneva, con dichiarazioni ed accuse pesanti sulla natura del consigliere reale e le sue vere intenzioni, ovvero quelle di spiare la madre patria a nome dei suoi, anche se lontani, discendenti germanici, definendolo una spia della nazione, ed inchieste sulla sua reale affiliazione con la perversa setta dei Chlysty.

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Ma quando questi ed altri tentativi non andarono a buon fine, decisero di mandare degli assassini ad eliminare il problematico individuo, dando inavvertitamente il via ad uno degli assassini più ridicoli e memorabili della storia.

RASPUTIN L’INVINCIBILE

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I membri di maggior rilievo che parteciparono attivamente all’assassinio del mistico consigliere furono principalmente tre, anche se si è indagato ed ipotizzato su molti altri associati tra cui poliziotti e medici, e persino dell’intervento del servizio segreto britannico nella vicenda.

Il nobile Felix Yusupov, che fu il leader dei cospiratori nobili, le cui ragioni per volerlo morto non si restrinsero solo a questioni politiche ma anche personali, in quanto Rasputin si era dimostrato estremamente interessato alla moglie Irina Aleksandrovna Romanova, la quale vantava una certa notorietà dato il suo incanto e le ricchezze della sua famiglia, e che facevano del monaco un pericolo in più di un senso. E fu Vladimir Purishkevich, appartenente alla frazione di destra che gli aprì gli occhi in uno dei suoi incontri con il nobile sulle intenzioni di Rasputin di manipolare la Russia e di far crollare la monarchia, oltre al suo desiderio di fare della coniuge un’altra delle sue numerose conquiste.

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Ai due vi si unì poi anche il grande duca di Russia Dmitri Pavlovich Romanov, il quale apparteneva alla famiglia reale Romanov, e che per questo aveva visto in prima persona la manipolazione così persuasiva che Rasputin esercitava sulla zarina, e forse perché era uno di quelli che era rimasto fregato sul tempo per raccogliere il posto vagante come figura affianco alla regina, adesso che Nicola II si trovava impegnato all’estero.

Assieme ad altri sostenitori della causa, architettarono un piano “ben” congegnato per attirare Rasputin in una trappola, tra il 17 ed il 29 dicembre del 1916, giorno che con un po’ di fatica poterono segnare nella sua lapide.

Si poteva dire di tutto sul conto di Grigorij Rasputin, che era un ciarlatano depravato troppo preso da sé e dalla sua esaltazione, e che era un manipolatore di masse molto scaltro, ma che fosse uno sprovveduto questo no. Sotto quell’aria carismatica ed esoterica si trovava un uomo che conosceva profondamente il nido di vipere in cui si era fatto strada, e si sentiva gli occhi ma anche le pistole puntate contro ancor prima che loro si riunissero a parlarne.

Per questo, Yusupov decise di farsi furbo ed usare le sue debolezze contro di lui, invitandolo a cena a casa sua, nel grande e lussuoso palazzo Moika, a San Pietroburgo, con la scusa di fargli conoscere la sua adoratissima moglie Irina che tanto desiderava.

Ad accoglierlo però sarebbe stato solo lui, in quanto la moglie nemmeno si trovava in Russia in quel momento ma questo il povero Rasputin non lo sapeva, ed una caterva di dolci e litri di vino al quale lui non seppe dire di no, e chi lo avrebbe fatto al suo posto?

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Purtroppo tutto quel ben di Dio era stato avvelenato con un potente veleno, il cianuro, e con le quantità di alcool e pasticcini che si mise in corpo, aveva veleno abbastanza per stenderlo per nove vite. Eppure ad ogni trangugiare violento e vivace ne seguiva un altro altrettanto gioioso, con l’amarezza e lo sconcerto che raggiungeva Yusupov, mentre vedeva che la morte non raggiungeva il suo ospite. Cosa era successo?

Questo Yusupov non seppe spiegarselo se non che le voci di quel mistico dall’aria brilla e rasserenata erano a questo punto veritiere, di Rasputin l’invincibile Profeta, benedetto da Dio stesso.

Adesso dopo numerose indagini ed osservazioni, possiamo dare una spiegazione più scientifica al fatto, anche se ancora del tutto discutibile, che risulta essere una di quelle tante risate che il cosmo o la sorte si fa a scapito di noi mortali, ovvero una fortunata ( o sfortunata per chi si veda) coincidenza.

Infatti si dal caso che la particolare scelta dell’ “ultima cena” sia stata possibilmente la causa della sua inefficacia, perché il cianuro introdotto nel vino sembra fare reazione con lo zucchero presente nell’uva, il fruttosio e glucosio, che reagendo con le molecole da esso formate, abbia potuto ridurre il suo effetto ed evitato la morte dell’iconico personaggio.

Preso dal panico, l’intimorito Yusupov si chiamò fuori dalla sala da pranzo con una scusa per parlare con gli altri cospiratori sul da farsi, e così tentarono l’effetto sorpresa come alternativa al fallito avvelenamento.

Rasputin, intento a contemplare palesemente allegrotto una croce d’argento, non si accorse che Yusupov era tornato, e questa volta non portava un altro vassoio di dolcetti ma bensì una pistola Browning carica, che scaricò su di lui varie volte.

Tutti si sollevarono nel vederlo finalmente lì steso, cosicché si misero subito al lavoro per dedicarsi a far sparire le prove incriminanti ed ad aggiustare gli alibi ed il luogo del delitto affinché nessuno di loro potesse essere ricollegato al morto.

Mentre uscivano, Yusupov si ricordò della giacca lasciata nella cantina dove avevano lasciato il corpo di Rasputin per il momento, e pensando bene di recuperarla prima di uscire fece ritorno alla cantina. Ciò che si ritrovò, assieme alla giacca ancora sulla sedia, fu un Rasputin violento ed ancora pieno di vita, che gli si tirò al collo per strangolarlo in un tentativo furioso ma sviato dall’alcool.

Yusupov si pensa lo colpì ancora, questa volta con un coltello sul fianco ma che solo lo fece arrabbiare di più. Rasputin si precipitò fuori, e per sua ennesima fortuna, riuscì ad evitare in un 50/50 la porta dove lo attendeva Vladimir Purishkevich con un revolver, che era rientrato dopo aver sentito il compagno urlare nello spavento, e se ne andò quindi dall’altra uscita libera.

Purishkevich, non vedendolo solcare la porta si rese conto della fuga, e si apprestò a corrergli dietro dopo averlo avvistato che scappava fuori nella neve. Gli sparò allora con il revolver, e qui si dice che molti di quei colpi non andarono a segno se non uno, che lo colpì di striscio ma abbastanza per farlo fermare. Qui lo poté raggiungere e colpire con uno sparo dritto in fronte, tanto per stare sul sicuro, quasi fosse una puntata di The Walking Dead.

E per dormire sereni senza che il Baba Yaga o John Wick russo ritornasse a tormentargli, pensarono bene di raccogliere il corpo in un tappeto e buttarlo nel fiume ghiacciato Neva, che si trovava a pochi passi dal palazzo Moika.

Purtroppo il fiume non lo volle con sé e le acque non lo trasportarono via, così fu ritrovato sul ghiaccio pochi giorni dopo. Ebbene sì, era morto sul serio.

Ma, secondo quanto si racconta, morì di ipotermia. Non per avvelenamento, non delle ferite aperte che sgorgavano da tempo, non degli spari uno dei quali dritto in faccia neanche lo avesse potuto mancare. Ma niente, Rasputin non poteva permettersi che i suoi nemici si gongolassero di essere riusciti ad ucciderlo dopo tutto quell’affanno per sopravvivere, ed ormai era una questione di orgoglio.

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Questo è ciò che racconta principalmente la leggenda del nostro Rasputin, della sua fine così clamorosa e del suo spirito che nemmeno in quel momento volle dargliela vinta ai suoi nemici che già con il suo enorme potere di chiaroveggenza aveva predetto, secondo quanto descritto in una carta rivolta alla zarina, il quale egli stesso afferma di non essersi limitato a vedere il suo di futuro, ma anche quello della famiglia reale, per i quali predette (ed anche giustamente visti gli avvenimenti storici degli anni successivi), che Alexei sarebbe stato l’ultimo zarevich ovvero “principe ereditario” della madre patria, e che i nemici che lo avrebbero perseguitato sarebbero stati la rovina della monarchia.

FURORE ANCHE DOPO LA MORTE

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Per l’improvvisa e violenta dipartita del monaco russo più controverso del suo tempo, fu allestita una cerimonia funeraria da tutti coloro che erano rimasti affascinati dal suo carisma, dai devoti credenti ed ovviamente anche dalla famiglia reale così in stretto contatto con il defunto.

Purtroppo non durarono quel granché nemmeno loro, perché come accennato, la crisi causata da Rasputin e dalle ribellioni insorgenti, portarono la monarchia al suo inevitabile crollo, con conseguente ritirata dello zar, che per combattere la prima guerra mondiale si era lasciato la bomba rivoluzionaria a casa pronta a scoppiare, e della famiglia che di certo aveva fatto molto poco per non attirare le attenzioni del popolo infuriato.

La presenza di Rasputin nelle grazie della famiglia Romanov si dice fu una delle causanti o per meglio dire “la goccia che fece traboccare il vaso” per gli esausti cittadini russi, stanchi di dover sopportare già la fame e la miseria ed ora anche un monaco a dirigere la baracca, o quasi. Di certo ne avevano abbastanza e dopo la morte del consigliere, mandarono a fila anche gli altri. Ma questa è storia “di contorno”.

Fatto sta che eliminato il problema dello zar e familiari, tutti vollero disfarsi di ogni vestigia rimanente della monarchia, e questo significava anche i suoi simpatizzanti ed in particolare i loro corpi, che non meritavano secondo loro una bara onorevole.

Così riesumarono con ben poca considerazione dei parenti, il corpo di Rasputin per incenerirlo.

I suoi devoti sicuramente non ne furono molto contenti, ma perlomeno nella pira, Rasputin avrebbe potuto donare la propria “luce spirituale” un ultima volta, ed ad onor del vero, non si limitò al senso metaforico, ma volle addirittura alzarsi per fare presenza dall’aldilà.

Purtroppo la maggior parte dei presenti mal interpretò il gesto dello spirito defunto, che lo videro come un segnale che l’apocalisse stava arrivando e Rasputin l’invincibile aveva fatto ritorno per condannarli tutti.

Secondo quando riferito dai testimoni, uno dei presenti, vedendolo letteralmente muoversi nonostante il fuoco e la “presunta” morte confermata già da tempo, gli sparò d’istinto un colpo, giusto per non perdere la tradizione, ed un altro dei presenti, colto dalla realizzazione che la morte era solo una mera transizione per quella creatura soprannaturale che si innalzava tra le fiamme, non sopravvisse all’infarto che questa scena gli provocò, o così dicono almeno.

Si può dire che se l’andarono a cercare, perché l’evento in sé fu occasionato proprio dal maltrattamento del corpo del defunto, che fu riesumato dalla tomba alla come viene e non preparato per l’incinerazione, e questo causò la contrazione dei legamenti che per l’eccessivo ed improvviso calore sembrò tirarsi su di sobbalzo sulla pira, facendo credere a tutti che si stesse rialzando veramente dalla morte. Un ultima beffa che il vecchio Rasputin aveva in serbo per loro.

CURIOSITÀ SULLA PERSONA

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Molto della storia di Rasputin, oltre ai fatti storici e documentati nei quali figura, sono vicende raccontate a sprazzi e testimonianze raccolte che si prestano alla speculazione più svariata.

Basti pensare che molto dell’infanzia e delle dichiarazioni sulla vita ci arrivano raccontate dalla figlia Maria, la quale idolatrando la figura del padre, può o non può aver tralasciato certi fatti o diluito certi eventi per aumentarne la fama.

Ma se ci concentriamo sulla persona e non sul personaggio, Rasputin era un uomo del tutto rimarcabile senza bisogno dell’aura esoterica che gli era stata affibbiata.

Immaginatevelo alto due metri, barba folta e per niente curata, imponente e con due occhi azzurri ghiaccio che ti penetravano l’anima.

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Con la sua insolita altezza colossale sopratutto per quel periodo, e quella portanza indifferente che squadrava tutti dall’alto, non potevi che rimanere sorpreso o intimorito. Oppure a distanza, dato che l’aspetto trasandato non sembrava indicare una cura per l’igiene molto frequente.

Per le strade incuteva quel timore reverenziale che imponeva rispetto e soggezione in alcuni ed invidia o ammirazione in altri.

Se ce lo immaginiamo così, è più semplice capire lo stato d’animo di chi lo conosceva o lo vedeva per le strade, e di come era facile dimenticarsi di tutte quelle storie sulle sue abitudini promiscue e perverse e del suo comportamento fuori dalle righe che era un po’ da aspettarsi dal proclamato mistico siberiano.

DIO DAMMI UN SEGNO

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Un mistero è rimasto da svelare, ed è quello del miracoloso recupero del zarevic che ha dato il via a tutta la serie di avvenimenti politici ed alla presunta conferma del potere indiscutibile del mistico Rasputin agli occhi della regina.

Alexei Nikolaevich ricordiamo, figlio della Zarina Alexandra Feodorovna, era il malaugurato discendente della rinomata dinastia della Regina Vittoria, il cui sangue, reale anche se malaticcio scorreva nelle vene del povero principe ereditario, la cui sfortuna fu quella di nascere maschio, dato che l’emofilia si manifesta in quasi tutti i casi nei maschi.

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Fu quindi la Regina Vittoria che diede il via alla trasmissione del gene dell’emofilia nelle sue due figlie portatrici sane, che dispersero la “malattia reale” in molte casate della Spagna, Albania, Prussia ed anche nei discendenti russi. Curiosamente, si è scoperto che il tipo di emofilia presente nel sangue reale della regina Vittoria era di tipo B, che è piuttosto raro, tanto per sottolineare la sfiga.

Quindi come abbiamo raccontato, lo Zar Nicola II oltre a possedere probabilmente il carisma di una scarpa Adidas, non era stato presente quando Alexandra cadeva ammaliata dalle sedute spirituali di Rasputin che promettevano la pronta e magica guarigione del zarevic, perché ahimè era occupato con la prima guerra mondiale in atto che non era cosa da poco, e con sicuramente altre cose a cui pensare che la monarchia che si sgretolava in patria e le forze rivoluzionarie che si preparavano a sovvertire il regime a cui lui era a capo non ancora per molto.

Cosicché la zarina cedette ai metodi del curatore mistico come sappiamo, ma questo non spiega come abbia potuto migliorare la salute del bambino.

Rasputin come possiamo intuire era un uomo caparbio e sicuro di sé, e credeva che solo il suo potere spirituale poteva curare la gente dai malanni, e quindi disdegnava mondani rimedi come la medicina moderna che si stava facendo di moda in Occidente, uno tra tutti l’aspirina, che era diventata il toccasana più usato del momento perché serviva per tutto o quasi, e che anche i medici della corte rifilavano ad Alexei.

Rinnegare la scienza era per qualsiasi altro caso paragonabile ad una sentenza di morte, ma per volontà della provvidenza non in questo in particolare.

Proprio perché Alexei era emofiliaco, e l’aspirina oltre ad essere un analgesico è anche un anticoagulante, dargli quel preciso medicinale era come risolvere l’intolleranza al lattosio con una prescrizione di grana padano.

Quindi la sfiducia verso la medicina di Rasputin fu ciò che fece migliorare il bambino, facendolo allontanare dai dottori, scrivendo una lettera alla zarina affinché lo “lasciassero in pace”.

Ovviamente lo fece per questione di scetticismo, ma rimane il fatto che fu eccezionalmente effettivo quanto involontario. Questo, e le sessioni di ipnosi che di certo furono cruciali nella guarigione del piccolo Alexei…

Nessuno però aveva le conoscenze o l’interesse per stabilire i fatti in maniera logica e razionale, e tutto fu archiviato come un altro dei miracoli del magico curatore. Così Rasputin poté godere della miglior posizione politica e sociale che in quel tempo si poteva ottenere, senza nessuno a cui sottostare ed una regina riconoscente al suo controllo. Che fortuna, no?

(RA-RA) RASPUTIN LOVER OF THE RUSSIAN QUEEN

Adesso che siete a conoscenza di questo personaggio vissuto in Russia all’epoca della prima guerra mondiale, se ancora vi state chiedendo come diamine sia diventato così famoso tra i suoi contemporanei, più domande vi sorgeranno su come lo sia diventato anche ai giorni nostri.

Rasputin poteva anche essere conosciuto per il suo atteggiamento controverso e le bizzarre vicende che lo circondano, ma è diventato la leggenda che è adesso sopratutto grazie ad una celebratissima canzone divenuta virale in questi ultimi decenni, chiamata appunto in suo onore, “Rasputin” dei Boney M, ed è loro il merito per cui lo hanno fatto diventare un icona e meme di internet, ed il cui ritornello è un impresa da dimenticare, e sfido chiunque a dire il contrario.

Questa è la canzone in tutta la sua grandiosità, conosciuta molto anche per la sua difficoltà nel ballare i passi coreografati a ritmo della canzone del gioco Just Dance, visto che il suo ritmo energetico è degno di una sessione di cardio avanzata.

Nel testo della canzone di Rasputin si fa memoria a tutto ciò che ha segnato la vita di questo curioso uomo così eccentrico e fuori dal mondo, dalla sua popolarità con le devotissime signore russe appartenenti al suo culto personale, dedito ai peccati carnali per raggiungere il divino, ai suoi contatti con la famiglia reale ed i complotti politici che ne seguirono, fino alla sua tremenda e mitica lotta contro l’angelo della morte a furia di comici colpi di pistola e l’effetto o buff d’invincibilità che solo agli ubriachi è concesso.

È vero. Potremmo limitarci a raccontare solo quello che di certo e confermato sappiamo di Grigori Rasputin.

E se davvero di fatti vogliamo parlare, tutto fa pensare che oltre alla possibilità che ci fosse del potere divino ad intercedere in favore di Rasputin, i nobili assassini non erano poi quel granché ad organizzare imboscate, e che sicuramente non sarebbero stati chiamati per altri lavoretti in futuro, dato che in tanti e con così tanto preavviso, non erano riusciti ad uccidere per bene nemmeno un uomo sbronzo e disorientato.

A questo però gli dobbiamo necessariamente aggiungere allora tutte le speculazioni sui fatti, tutte le “testimonianze” parziali e poco credibili che col tempo si sono accentuate, la vera autopsia realizzata sul corpo e via dicendo, che poi quest’ultima di fatto, per quanto si voglia ignorare per il bene del mito folcloristico che è diventato Rasputin l’invincibile, non conferma e di fatto smentisce molte delle leggende come la morte per affogamento che alcuni ancora citano, in quanto non è stata riscontrata acqua nei polmoni, e nemmeno presenza di cianuro nel corpo, il che fa pensare che qualcuno dei medici che cospiravano contro il consigliere, si sia forse badato bene di dare ai nobili autentico cianuro e gli abbia invece consegnato qualcos’altro di non pericoloso, oppure che il veleno che loro avevano era di una qualità così scadente da non valere nemmeno per farci il thè. Ed una tra tutte, la più ovvia ed evidente verità che rivela l’autopsia, il colpo di pistola in testa, che sicuramente ha causato la morte di Rasputin e che nemmeno lui ha potuto evitare in stile Matrix.

Ma vogliamo davvero puntualizzare su una storia che va oltre il senso logico e le prove?

Io credo che il mito sia così interessante da valere la pena di trascurare questi dettagli un po’ da “nerd” per concentrarsi sulla storia e ciò che ci può offrire, ed a quanto pare molti la pensano allo stesso modo, perché ancora oggi i dibattiti sulla vicenda sono accesi e coinvolgenti come lo erano quasi cento anni fa, e la fama di Rasputin non solo è rimasta inalterata nel tempo, ma è addirittura aumentata e risorta con l’avvento di internet, diventando ciò che ognuno di noi vorrebbe diventare un giorno: un meme.

Ed è vero che molti questionano il fatto che Rasputin non si meriti il titolo di invincibile con le evidenze dimostrate dai documenti e dall’autopsia, ma allora porgo a voi una domanda:

Non esiste forse onore più grande, ai tempi nostri, in cui la precarietà ed obsolescenza ci circondano e definiscono le nostre vite effimere e temporanee, che quello di diventare meme, simbolo ineluttabile di questa società che progredisce ininterrottamente e senza meta, fari di luce in un’oscurità senza fine?

Ed allora che cos’è la sconfitta della morte per diventare eterni nella memoria collettiva, se non un altro modo per definire l’invincibilità?

A voi il compito di giudicare… anche qui nei commenti se volete, non dovete andare lontano.

Fonte foto copertina

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