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IL DANNO PSICOLOGICO

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IL DANNO PSICOLOGICO

2ª /10 PARTE “PAURA AL RIFIUTO”

  1. PAURA AL RIFIUTO
  2. IL DANNO PSICOLOGICO
  3. L’EDUCAZIONE EMOZIONALE
  4. PERCHÉ DIAMO COSÌ TANTA IMPORTANZA ALLA NOSTRA IMMAGINE
  5. COMPRENDERE I MECCANISMI DEL PENSIERO
  6. IL PASSO VERSO L’INDIPENDENZA EMOZIONALE
  7. QUANDO CI RIFIUTANO PERSONE CHE NON CI CONOSCONO
  8. È IL MOMENTO DI COMINCIARE A VIVERE PIENAMENTE
  9. COME FAR SPARIRE LA PAURA
  10. MOSTRA IL TUO VALORE UNICO

L’opinione negativa degli altri, ci fa male. Un danno che soffriamo, del quale non comprendiamo il motivo reale e per questo vogliamo semplicemente evitarlo. Questa è la nostra reazione abituale.

Beh, che il rifiuto fa male lo sappiamo; chi non ha sentito il dolore, anche fisico che produce il rifiuto di una persona della quale volevi la sua attenzione? O il dolore che ci “colpisce” quando qualcuno disprezza lo sforzo del nostro lavoro o dedicazione?

Sembra che ci hanno dato un pugno in faccia, e la scienza ci spiega il perché.

Attraverso uno studio, hanno dimostrato che effettivamente davanti a un rifiuto sociale, il corpo libera le stesse sostanze che produce quando è colpito.

Per questo stesso motivo, si crede anche che esista una correlazione tra il rifiuto sociale e l’evoluzione negativa di certe malattie socialmente non accettate.

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Tutto fa pensare che un eccessivo timore del paziente al rifiuto sociale, può influenzare negativamente nell’evoluzione della malattia.

Nello studio si mostra anche la possibilità che esistano persone più sensibili ai rifiuti sociali, ed in quel caso si produce una minore quantità di sostanze analgesiche, che favoriscono il benessere generale.

Per questo motivo, sarebbero più vulnerabili psicologicamente davanti ad una esperienza sociale negativa.

Tutto questo ci dice molte cose, ma sopratutto ci dimostra che il timore è naturale e comune a tutte le persone e forma parte della nostra peculiare maniera “d’essere umani”.

COME REAGIAMO DAVANTI ALLA PAURA

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Tutti abbiamo paura al rifiuto, chi non ha esperimentato qualche volta il timore per il giudizio che potevano fare gli altri su di noi?

Siamo sempre pressati da una sensazione di sopraffazione ed angoscia, perché ci sentiamo valutati costantemente per ogni cosa che facciamo, o che non facciamo.

Abbiamo paura al rifiuto, perché crediamo che l’esclusione potrebbe portare conseguenze negative su di noi. O perlomeno è quello che ci fanno credere.

Quando ti succede, cioè, che ti escludano, pensi: beh, non si sta così male. Non è così terribile come dicevano. Nonostante tutto, non è di certo meglio che stare in uno stato di perenne ansia, non essendo te stesso, temendo di apparire di continuo quello che non sei. Senza contare che questo non apporta niente di interessante alla tua vita.

Abbiamo paura di non piacere a quella persona che consideriamo importante e che di conseguenza ci abbandoni, perché crediamo che non siamo sufficientemente belli, intelligenti o di successo; che il professore che tanto ammiriamo, ci consideri un mediocre studente perché all’ultimo esame della sua materia hai fatto cilecca; che il nostro migliore amico ci lasci per la sua nuova fidanzata; che il nostro capo non apprezzi il nostro lavoro e perda fiducia nel nostro talento, per il fatto che non lo ha convinto il modo in cui hai lavorato in un progetto che ti è stato incaricato; o che la vicina di casa ci consideri uno stupido, perché una volta non sapesti cosa dire quando questa ti salutò sorridendo.

Il fatto è che crediamo che qualcosa di male succederà, e questo ci spaventa.

Invece non è così, almeno non sempre; e quando succede, le conseguenze non sono così gravi come pensavamo. O addirittura, non ci sono conseguenze e ci sono soltanto vantaggi.

La paura paralizza, principalmente, ma ci fa anche fuggire.

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Siamo inclini ad evitare le situazioni nelle quali potremo essere vulnerabili a possibili giudizi di terzi. Non vogliamo essere valutati, così non possono dare un giudizio su di noi e di conseguenza non avranno motivi per rifiutarci.

Purtroppo, non è così semplice; come abbiamo detto prima, alcune persone sono capaci di cercare tutte le scuse inimmaginabili, anche assurde o false per giustificare il rifiuto o l’emarginazione verso una persona.

Al nostro cervello non piace sentirsi idiota, e per questo crea delle motivazioni per giustificarsi, anche false.

E per fare ciò, non necessita di fatti concreti o obbiettivi che motivino tale giudizio, basta avere le proprie motivazioni personali o convenienze.

Per questo motivo, evitare di esporsi a situazioni, non impedirà che ti rifiutino, se è quello che hanno deciso per i loro interessi e tornaconto.

Inoltre, la paura al rifiuto fa si che i desideri e gusti degli altri siano sempre davanti ai tuoi.

La paura ti fa cedere sempre alle decisioni degli altri senza possibilità di poter esporre i tuoi gusti e preferenze.

Questo ti priva di un diritto fondamentale che abbiamo come persona: la libertà. Il potere di avvalorare e scegliere le proprie decisioni in accordo alle tue necessità, convenienze e perché no, anche i tuoi desideri.

L’ORIGINE DELLA PAURA AD ESSERE RIFIUTATO

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Oltre ad essere comune a tutti gli esseri umani, la paura è naturale.

La paura deriva dell’avversione naturale ed innata verso il rischio che implica una minaccia.

Perciò, è una risposta normale in tutti gli animali, inclusi gli esseri umani.

Davanti a situazioni di pericolo, la paura ci permette di adattarci rapidamente con determinate reazioni fisiologiche, e ci consente di essere più efficaci nell’evitare danni, e di preservare la nostra sopravvivenza.

Ci fornisce quell’energia extra necessaria per confrontarci, fuggire o paralizzarci, se è conveniente.

Da questa prospettiva, la paura è normale, naturale, ma anche molto benefica ed utile.

Invece, a volte la paura si presenta anche nelle situazioni che in apparenza e obbiettivamente non sono una minaccia per la nostra sopravvivenza, per esempio, quando dobbiamo parlare in pubblico.

Spesso diciamo per darci coraggio: Dai, non ci vogliono mangiare! Invece il fatto di esporsi davanti ad un pubblico ci genera una sensazione tanto sgradevole che in occasioni ci paralizza o peggio ci provoca ansietà.

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Anche questo è naturale, giacché la paura e il timore verso qualcosa li provoca la percezione che abbiamo di un pericolo, sia reale o immaginario, sia un pericolo presente, futuro o addirittura passato.

PERCHÉ LA PAURA CI PARALIZZA

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La paura provoca una reazione di particolari meccanismi che ci aiutano ad evitare un pericolo imminente e quindi preservare la nostra vita.

Però dato che questi meccanismi della nostra mente sono così complessi, spesso il pericolo che percepiamo non è così reale come pensiamo. In generale, non siamo costantemente, per così dire, in “pericolo di morte”.

Quando il pericolo non esiste obbiettivamente, perché è una percezione nel presente del ricordo di un pericolo passato o semplicemente la minaccia, non rappresenta un vero pericolo per la nostra vita; se non abbiamo potuto evitarla, spesso ci paralizziamo, provocandoci inutilmente conseguenze negative.

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Paralizzandoci in una situazione determinata, per esempio davanti ad un pubblico o ad una persona per la quale siamo interessati, diamo una idea sbagliata di chi siamo, e questo può far sì che l’altra persona prenda una decisione sfavorevole su di noi.

Il fatto è che facciamo una figuraccia, questa è la verità.

Già sia con quella persona che si aspettava una reazione nostra, e l’unica cosa che trova è una persona timida che non sembra saper parlare; o nell’esame orale diamo l’impressione di non avere studiato, quando in realtà siamo preparati.

Ma i nervi ti hanno provocato che per il fatto di dover parlare in pubblico, in mezzo alla classe, sei rimasto in bianco senza pronunciar parola. Di conseguenza ed effettivamente, prendi un cattivo voto.

Senza volerlo, ci complichiamo la vita inutilmente.

TI È INTERESSATO QUESTO ARGOMENTO? TU, CHE NE PENSI? VUOI CONDIVIDERE CON NOI LA TUA OPINIONE ED ESPERIENZA? RACCOANTACI I TUOI PENSIERI SU QUESTO TEMA QUI SOTTO NEI COMMENTI!


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